" /> Per il mio caro Babbo Natale - Corinna Volpi

Per il mio caro Babbo Natale

Per il mio caro Babbo Natale

Ho scoperto che la nostra mamma (scrive l’ultima di tre sorelle) ha conservato anche le più stupide lettere che le affidavamo da piccole. Domenica scorsa ci ha accolte esclamando “guardate cosa ho trovato nel fondo di un cassetto, c’è da morire dal ridere!!!” e come previsto abbiamo sghignazzato per ore come quattro galline. C’è un po’ di tutto: trattative economiche e tentativi di estorsione, confessioni, promesse di santità, rime, caricature… molte le mie lettere a Babbo Natale.

Questa per esempio l’ho scritta a 7 anni:

Poi è andata molto meglio di quanto sperassi, e mi rendo conto adesso di non aver mai ringraziato. Perché ovviamente dal mio caro Babbo Natale non ho mai ricevuto né la villa, né l’auto, né la barbie cangiante. Ho scartato invece due incredibili walkie-talkie con cui ho conquistato il rispetto di tutto il vicinato. Intercettare è stata un’esperienza da brividi, e tenersi a contatto a distanza di qualche giardino… pazzesco, no? Hey, era il 1980 e con il walkie-talkie ero diventata veramente qualcuno, da quelle parti! Ma quali bambole…

Passiamo alla cattivissima maestra con il neo peloso sul naso. Gli errori li sottolineavo invece di barrarli perché mi aveva spiegato – sputacchiando – che non coprendoli e rileggendo, avrei imparato a farne meno. Aveva ragione. Certo oggi le regalerei una mascherina prima di ingaggiare una conversazione.

Anche il mal di gola è passato, poco tempo dopo mi hanno tolto quelle stupide tonsille ed è andata sempre meglio. Prima dell’intervento il Dr. Jekyll mi terrorizzava perché suo figlio era peggio di Hyde: mi picchiava di nascosto ma io non spifferavo (mai stata spia). Fortunatamente suo padre faceva bene il dottore, così non ho sentito molto dolore, ho avuto parecchi ghiaccioli e poi ho smesso di ammalarmi. Riguardo Hyde, se mai lo rivedrò farà meglio a correre.

E poi, leggendo la lettera, ho ricordato di aver scelto il pennarello più serio, quello blu, per chiarire che ai terremotati dell’Irpinia ci pensavo eccome: papà guardava il TG mentre scarabocchiavo e mi sentivo un po’ un verme a chiedere “cose” in quel momento. Ok, ok… in chiusura ho giocato la carta arancio della promessa di bontà, ma a 7 anni certe strategie si possono anche giustificare, no?

Ingiustificabile è, invece, che a distanza di 36 anni ci siano così tanti “nuovi” terremotati accampati al freddo.

No, ovviamente non sto pensando di chiedere a Babbo Natale di far smettere i terremoti. Mi rendo conto, però, che in questi anni siamo tutti andati avanti e che ciascuno ha indubbiamente cercato di svolgere al meglio il proprio compito: famiglia, maestra, dottore, babbo natale e mittente della lettera. Tutti tranne lo stato. Lui no. Lui permane una enorme cosa immobile, “pubblica” solo nel senso che è a nostro carico. Lo stato non è mai pronto, non pianifica, non protegge, non forma adeguatamente, prende da pochi e restituisce – qualcosa e forse – con i tempi di un pachiderma morente e secondo i criteri di un tossicodipendente in piena crisi di astinenza. Lo stato siamo noi? Certo. Tutti concorriamo, ma se avessi 7 anni separerei i buoni dai cattivi con scelte cromatiche ben ponderate. Un bel verde quindi per tutti quelli che hanno sudato e sudano sul campo, quelli che scansavano le telecamere per non perdere tempo prezioso, quelli che hanno mandato o fatto qualcosa. Il peggior marrone lo userei invece per quelli degli appalti edilizi, quelli senza un minimo di coscienza civica, quelli che rubano i soldi dei finanziamenti, quelli che al telefono ridevano fregandosi le mani, quelli che si ingrassano il ventre con i soldi dei contribuenti e chi se ne frega dei vivi e dei morti.

Quindi al mio caro Babbo Natale quest’anno non chiederò nulla e mi organizzerò per dare qualcosa.

D’altronde se il vecchio contratto sociale si è rotto, a questo punto sta a noi individui organizzarci per cercare di redigerne uno nuovo, migliore o semplicemente più adatto, passandoci di mano in mano il pennarello verde.

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Corinna Volpi

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Se sei un tipo razzista o fascista, lascia stare

By Daniele Zedda • 18 February

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