Mi sembra di camminare sul filo del rasoio. Qui nella capitale. Ogni giorno.
Sabato ho visto due ceffi accelerare al semaforo per spaventare la zingara che sta lì da 10 anni a chiedere gli spicci. Mi spiego meglio, l’hanno quasi investita, frenando all’ultimo ad un palmo dalle sue ginocchia. Cristo santo, a me facevano schifo i diciotteni automuniti che negli anni ’90 acceleravano quando vedevano i gatti attraversare la strada…
Oggi poi, ho visto e ascoltato incredula un apparentemente distinto signore che sbraitava in inglese contro il ragazzo africano che da mesi pulisce la strada qui di fronte chiedendo due spicci a chi è di zona. Sapete cosa gli urlava? “I want my money back, restituiscimi i miei soldi! Io ieri te li ho dati dicendoti di pulire lì, tu non lo hai fatto, e io rivoglio i miei soldi indietro! Mi sono stufato di questa invasione, di questi che ci rubano i soldi!”
Il ragazzo, impaurito, spiegava che ieri aveva pulito, e che oggi aveva appena incominciato e lo avrebbe subito fatto, ma quello niente, urlava e urlava violentemente, per dimostrare a tutto il quartiere quanto fosse buono il suo inglese (traducendo all’occorrenza) e quanto fosse superiore la sua posizione sociale. E bravo panzone, te la vai a prendere con quel piccoletto.
Ma che schifo è.
Salvini, buffone che giochi con la vita e la morte, quelli che ti imitano oggi sono gli stessi che ti lapideranno.
E poi ci siamo noi, siamo i gatti neri.
La targa dei due ceffi non sono riuscita a fotografarla in tempo, ma il tizio di stamattina l’ho fissato a lungo, con il telefono in mano, pronta, lì, immobile. Finché non ha smesso e se n’è andato.
Siamo in tanti e dovrete investirci tutti per farci tacere.


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