Le chat tribali, intendo i gruppi whatsapp di famiglie allargate e sparse qua e là per il mondo, sono fichissime.
Oggi mio zio dall’Ecuador ci ha lasciato tutti a bocca aperta: a Salinas sulla spiaggia non ti propongono cocco, grattachecche e cappellini.
Lì ti propongono di comprare Alien. Per mangiarlo.
Dopo aver seminato il panico nella tribù con questo messaggio:
…lo zio è sparito dalla chat per qualche ora.
Io lo davo per mangiato. Lo zio.
Poi, dopo vari appelli, ci ha finalmente aggiornato. Il tipo ne vendeva due per 20$ e mio zio che è uno che non ha mai paura (qualche anno fa nel Serengeti un altro po’ ci faceva mangiare dai coccodrilli…) ha confessato di essersi impressionato. Gli ho chiesto di scoprire il nome di quella cosa, finora in rete non ho trovato nulla di simile.
Tutto questo per dire che prima di Internet mio zio lo sentivo pochissimo, e mi dispiaceva.
Era sempre in qualche lembo d’Africa a portar l’acqua con i suoi progetti idrici. Quando sono andata a trovarlo in Zambia e avevo 14 anni ero intimorita perché non ricordavo neanche come fosse la sua voce, solo i suoi colori e la sagoma della sua inconfondibile figura. Poi è stato tanti di quegli anni in Chad e in Sudan a combattere contro il deserto che entrava da tutte le porte e di lui sapevamo pochissimo, una telefonata ogni sei mesi a dir tanto. Poi un giorno ci ha chiamato dall’Ecuador per dirci che si stava sposando, poi improvvisamente una telefonata dall’Honduras, poi passavano di nuovo mesi e mesi e lo zio chissà dov’è e come sta, e insomma, evviva Internet, evviva il progresso, evviva i mega crostacei, evviva quello che abbiamo.
(Aggiornamento notturno: “Se llama Centolla. Dicono che si incontrano ogni tanto…”. Ecco qui: https://en.wikipedia.org/wiki/Lithodes_santolla)



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