Il problema siamo noi

Sono belle le amicizie che, se sei sincero e molto fortunato, puoi costruire da adulto partendo da una mera collaborazione professionale. Nessun obbligo di frequentazione, nessun vincolo formale. Nascono pian piano da un caffè, da un paio di idee condivise, da un incrocio di sguardi mentre parla il misogino della situazione. Poi crescono con le silenziose battaglie comuni per la conservazione del proprio livello di professionalità, con le affinità inconsciamente rivelate. Si rafforzano nel tempo con il supporto reciproco, con l’ascolto e lo sfogo. Passano gli anni, sempre più svelti, e ti accorgi che diventano rapporti molto ma molto interessanti. Importanti.

In questo percorso il social network è d’aiuto, sì, perché… ma chi ce l’ha il tempo di vedersi, incontrarsi e frequentarsi al di fuori del lavoro. Il lavoro che non finisce mai, che ti porti a letto la notte, invadente quanto uno stalker. Già è tanto riuscire a ricoprire con sufficiente (?) presenza i ruoli familiari di ciascuno di noi, e poi ci sono gli amici giustamente esigenti, e i libri che non hai ancora letto, le cose che non hai mai scritto, la sedentarietà da contrastare per tempo, le mostre che stanno per terminare, accidenti ma non era iniziata ieri?

Io dico, menomale che ci sono i social network. Sì sì, lo penso, lo dico e lo scrivo. Perché sono una tipa così introversa che se non ci fossero “i soscial” rimarrei soltanto un grande punto interrogativo, per molti. Peccato, no? Invece, qui e lì, io mi sforzo di esprimermi, perché posso farlo come voglio quando voglio e quando posso, quando ho finito il resto, magari di notte alle 3 perché non riesco a dormire, oppure adesso, perché è venerdì 20 luglio e accidenti siete tutti in vacanza mentre io mi sento così sfibrata e vorrei tanto essere al mare e no, non mi va di lavorare. E non mi va giù questa città. E non mi piacciono più le persone che la popolano. E sono anche un po’ triste, a dire il vero.

L’amica di cui vorrei parlarvi ora la incontro spesso di notte, online. No, non siamo amanti lesbiche. Dai, leggimi comunque, non te ne andare proprio adesso.

Lei è giornalista/ufficio stampa, io vivo di internet, lei è mamma e moglie, io compagna e zia e che vi devo dire, facciamo una vita così, spesso lavoriamo anche di notte, si fa quel che si può per arrivare a fine mese e saldare i conti. Non è che chattiamo eh, solo ci siamo e sappiamo che ci siamo. Lei posta un articolo su Facebook, io lo leggo interessata e clicco una reazione. Io posto una delle mie foto strane e storte, lei la capisce e magari ci mette un cuore. A me piace, così, perché il punto è il contenuto e non la forma. E lentamente ci conosciamo sempre più.

Questa mattina lei ha scritto questa cosa su Facebook (mio acerrimo nemico che purtroppo devo usare per lavoro), su cui lei è seguitissima giustappunto per lavoro, e perché è persona molto piacevole, sociale e benvoluta.

amicamia

Appena ho letto, ho deciso di risponderle su Facebook, cosa che non faccio mai proprio perché lo aborro. Non ci ho pensato su granché e le ho raccontato la mia, appunto per quel discorso di affinità.

corifb

Per un momento mi sono sentita meglio, e per meglio intendo meno sola in questa alienante città affollata da mandrie di zombi affamati. Poi un cuoricino e due parole molto importanti, amica mia.

Chi mi conosce, sa che sotto il pungente cactus di cui mi vesto c’è un panciuto Winnie the pooh, e sa bene quanto io soffra per la qualità della vita di cui noi teneri orsacchiotti ormai da anni ci dobbiamo accontentare qui a Roma. Quindi sì, mi sono sentita meglio proprio grazie a quelle due parole, ho trovato lo scambio fortemente consolatorio e ho addirittura pensato: “vedi però, brutto cactus che non sei altro, anche Facebook può essere una piacevole piazza da frequentare, dipende da con chi parli! Dipende dalle persone. Facebook è le persone. Che stupidi i demonizzatori dei luoghi… la differenza la fa lo spessore, la cultura, la qualità di chi c’è in quel posto”.

Tutta orsacchiotta mi sono rimessa al lavoro mentre lo smartphone trillava come un pazzo. Che ti trilli? Ah già, ora mi arrivano le notifiche ogni volta che qualcuno commenta il post… Noooo pietà!! Non commentando mai nulla lì su fb, certe cose neanche le prevedo visto che le pagine dei clienti le gestisco in altro modo e senza notifiche audio, altrimenti sai che nervi. Ok, aspetta che ti silenzio.

Ed è qui, che ho capito. Voglio dire che ho capito il suo ultimo commento, Quanta rabbia e frustrazione amica mia.

Sì, perché il senso del suo scritto lo abbiamo afferrato veramente in tanti, direi quasi tutti, ma non mancano mai quelli che…:

“Ma poi ha preso un palo sai? Non si sono fatti niente perché noi siam superiori… ma un palo ah se me lo auguro macchina distrutta”

“Io sposo in pieno la tesi di mao tze tung… COLPIRNE UNO X EDUCARNE 100…è tempo di menarla sta gentaglia!!!!”

“Sarà che con l’età si diventa meno tolleranti ma io lo avrei gentilmente preso a fucilate”

“però… pure te già sei scura, mettete pure la gonna lunga co’ l’orecchini d’oro, eddaje!”

La gente è pazza! Mi dispiace per tuo figlio… e poi scusa dove l’ha vista la zingara quell’idiota… ???

“Pure te Maya… La gonna lunga de ‘sti tempi…”

“…io non mi ti ricordo così scuretta”

Comunque, di lavorare oggi proprio non mi va.

Sai che faccio? Vado su Twitter a scovare i razzisti e i fascisti da segnalare. Metà mi ha insegnato che è una valvola di sfogo molto ma molto soddisfacente, lui ne scova parecchi ogni  giorno, un lavoro da certosino! Mica è facile farli bloccare, sapete? Devono proprio esagerare per essere “interdetti”. Ma ce ne sono così tanti, troppi… basta cercare tra i follower di Salvini e dedicare seriamente del tempo a questa missione civica.

Credetemi, fa bene al cuore, fa bene a tutti. È come ripulire le nostre piazze dalla nostra immondizia: ci si sente meno inutili, e quando ti arriva il ringraziamento di Twitter perché la tua segnalazione è andata a buon fine, respiri un’aria decisamente migliore.