L'importanza di scrivere autentico

L’importanza di scrivere autentico

A forza di scrivere le parole che agli altri non vengono, sto dimenticando le mie. Le lascio andare per pigrizia e per fare economia: risparmia la cervicale – mi dico – nessuno ti paga per questo e poi chi ti legge? Nessuno. Tuttavia lo struzzo no, non lo voglio fare. Intendo lo struzzo nella figura del grande pollo preistorico col collo lungo e la testina giù nella sabbia mentre intorno succede di tutto. Voglio dire: è normale che uno si scriva le cose nella testa e poi le tenga chiuse lì fino a farle evaporare? Dai, è da struzzo.

Che poi uno struzzo l’ho incontrato nel Serengeti ed è andata così: ha affiancato la jeep in corsa, più veloce, di più e poi il sorpasso, torcendo ritmicamente il collo per non perderci d’occhio. E quello sì che è stato un momento preistorico, al netto dell’auto ovviamente. Era quasi mezzogiorno nella stagione più secca, le mosche che succhiano il sangue cominciavano a preferirci agli gnu e il ronzio di chissà quanti insetti scatenava un indescrivibile fragore in crescendo, che sembrava come compresso tra la terra e gli strati di calore. Noi avevamo visto troppo in poche ore, scossi dalle emozioni e sfatti di stanchezza volevamo solo raggiungere il campo. Quanto allo struzzo, non si è capito se avesse ingaggiato una sfida di velocità o se stesse fuggendo da noi, ma propendo per la gara perché ne abbiamo fatta di strada insieme.

Così lo struzzo codardo mi ha ricordato quello vero, ho cercato questa foto di 6 anni fa scattata dal folle che ha rischiato di cadere dall’auto in corsa, 4 righe inutili – ma autentiche – le ho scritte, e questo è il mio primo post.